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Che verbo va dopo il se?
se la frase in questione parla di un evento concreto, al se deve seguire l'indicativo: “se piove, mi metto a scrivere” al contrario, se una frase esprime solo una possibilità o peggio ancora un evento quasi irrealizzabile, allora dovrai usare il congiuntivo: “se vendessi un miliardo di copie, mi ritirerei a vita”
Che mi poteva o che mi potesse?
“Poter dormire accanto a te è una delle cose più belle che la vita poteva regalarmi”. In questa frase é corretto utilizzare la forma poteva, si deve usare la forma potesse, o sono corrette entrambe? RISPOSTA: L'indicativo non è scorretto, ma è più informale del congiuntivo, che è la variante standard.
Dove non usare il congiuntivo?
Il Congiuntivo può essere sostituito in una frase dal Condizionale senza modificare il significato generale. Il Congiuntivo non si usa con verbi che esprimono percezione tipo: notare, vedere, sentire. Il verbo "ammettere" prende il Congiuntivo quando ha il significato di...
Quando si usa il congiuntivo esempi?
Si usa il congiuntivo anche quando nella principale ci sono verbi come: volere, preferire, piacere, dispiacere, aspettare, bisognare, essere necessario/essere probabile/possibile/difficile… Voglio che tu vada subito a casa. Mi piacerebbe che venissero a trovarci. Aspetto che Luisa mi scriva.
Quali verbi richiedono il congiuntivo?
Reggono il congiuntivo i verbi che esprimono "una volizione (ordine, preghiera, permesso), un'aspettativa (desiderio, timore, sospetto), un'opinione o una persuasione", tra cui: accettare, amare, aspettare, assicurarsi, attendere, augurare, chiedere, credere, curarsi, desiderare, disporre, domandare, dubitare (ma all' ...
Quando si può dire se io avrei?
Quando invece la particella “se” non ha valore ipotetico permette l'uso di “se avrei”. Pensiamo per esempio alle proposizioni dubitative o alle interrogative indirette: ESEMPIO: Chissà se avrei potuto rivederla di nuovo. ESEMPIO: Prima di uscire di casa mi ha chiesto se avrei fatto tardi.
Come si dice se avessi o se avrei?
È importante sottolineare, però, che non si tratta di una formula sbagliata in ogni contesto. “Se avrei” è scorretto soltanto quando la particella “se” serve per costruire un periodo ipotetico: in quel caso, l'unica espressione consentita dalla lingua italiana è “se avessi”, con il congiuntivo.
Quando si usa l'imperfetto con il se?
Se si conosce l'esito dell'azione e si sa che è avvenuta, si usa il passato prossimo, se invece il risultato è incerto e non si sa se poi l'azione è avvenuta, si usa l'imperfetto.
Come non confondere congiuntivo e condizionale?
Innanzitutto, bisogna tenere a mente questa sfumatura di significato: usiamo il congiuntivo quando vogliamo esprimere un'azione che indica un evento non sicuro, ossia possibile. Il condizionale, invece, quando parliamo di un'azione che è sì incerta, ma che sicuramente accadrà in presenza di una determinata condizione.
Quando si usa se?
Ecco la presunta regola: il pronome sé si accenta sempre quando è isolato per distinguerlo da se congiunzione: “se lui riflettera tra sé, capirà”, invece non si accenta davanti a stesso e stessa, medesimo e medesima perché qui è chiaro che è un pronome: “se pensa a se stesso, fa bene”; però bisogna di nuovo accentarlo ...
Quando usare se?
Il “se”, senza accento, è una congiunzione con valore ipotetico, mentre il “sé” accentato è un pronome riflessivo tonico. Fatta questa distinzione, l' uso corretto va da sé. Vediamo degli esempi: “Se te ne vai, avvisami.” – In questo caso il “se” è una congiunzione e quindi non va accentata.
Come capire se è congiuntivo?
Per vostra informazione il congiuntivo è un modo finito del verbo che ha quattro tempi: presente, imperfetto, passato, trapassato (due semplici e due composti). Presente: “che io legga”. Imperfetto: “che io leggessi”. Passato: “che io abbia letto”.
Quando si usa il congiuntivo dopo il Che?
Il congiuntivo è infatti obbligatorio con congiunzioni complesse quali «nel caso che», «nel caso in cui», «qualora», «sempre che», «a condizione che», «ammesso che», «purché», frequenti nel linguaggio burocratico per quel tocco di ricercatezza che sanno dare alla pagina.
COSA VA dopo il congiuntivo?
Se il verbo della principale regge dopo di sé il congiuntivo, dovremo invece utilizzare: per indicare anteriorità, il congiuntivo trapassato; per indicare contemporaneità, il congiuntivo imperfetto; per indicare posteriorità, il condizionale passato.
Che l'avrebbe o che l'avesse?
Sono entrambe corrette. La seconda rappresenta l'evento dell'avere notizie come futuro (rispetto a un punto di riferimento passato); la prima lo rappresenta come ipotetico: il congiuntivo, infatti, configura la proposizione temporale introdotta da quando come temporale-ipotetica.
Che mi ha o che mi abbia?
È l'unico pezzo che mi ha colpito al primo ascolto; è l'unico pezzo che mi abbia colpito al primo ascolto. Quale delle due espressioni è corretta? Le due frasi sono entrambe corrette.
Che tu sia o che tu sei?
Il congiuntivo nell'oggettiva (sia) sarebbe di norma dopo un verbo esprimente opinione, cioè se pensare fosse usato nell'accezione di 'supporre'. Ma se il verbo pensare è usato nel significato di 'essere convinto' (e questo è nostro il caso) dopo il che è giusto l'indicativo (sei).
Che tu ci sia o che tu ci fossi?
Entrambe le espressioni sono corrette? Nel primo caso, entrambe le costruzioni vanno bene, portando con sé, nel caso dell'uso del presente (sia) una più forte accentazione di una condizione immediata, fortemente presente nel piano dello scambio comunicativo.
Che venga o che venisse?
A immaginerei che venga, quindi, corrisponde vorrei che venisse. La variante vorrei che venga in astratto è corretta, ma è di fatto giudicata decisamente trascurata. Coerentemente, per l'anteriorità alla costruzione immaginerei che lui venisse / sia venuto / fosse venuto corrisponde il solo vorrei che lui fosse venuto.