Dal 2009 la legge italiana dice che i lavoratori dipendenti possono ricominciare a esercitare a partire dalla prima prestazione pensionistica, dunque è obbligatorio licenziarsi per avere diritto alla pensione, ma una volta entrati nel programma pensionistico si può riprendere a lavorare.
Cosa succede alla mia pensione se riprendo a lavorare?
La percezione di eventuali redditi da lavoro comporta dunque la sospensione del trattamento pensionistico in tutte le circostanze, tranne una: la cumulabilità è infatti ammessa per redditi da lavoro occasionale che non superino complessivamente i 5.000 euro lordi l'anno.
Nel dettaglio, chi va in pensione prima dei 63 anni perde il diritto all'assegno previdenziale, laddove inizi come dipendente; questo invece perde il diritto al 50% della pensione che eccede la minima dell'INPS (che per il 2022 è pari a 524.35 euro mensili), qualora inizi un'attività lavorativa da autonomo.
CUMULO PENSIONE - REDDITI DA LAVORO DIPENDENTE ED AUTONOMO. La disciplina sul cumulo è contenuta nell'art. 15 del Regolamento INPGI. Dal 1° gennaio 2009 la normativa dell'Istituto fissa il limite annuo cumulabile a 20.000,00 euro.
La legge Amato del 1992 prima e la legge Dini del 1995 poi, prevedono che al momento del pensionamento bisogna aver cessato qualsiasi attività da lavoratore dipendente. Non impongono però alcun divieto riguardo alla possibilità di riprendere a lavorare una volta andati in pensione.