Domanda di: Giobbe Sala | Ultimo aggiornamento: 11 aprile 2026 Valutazione: 4.2/5
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Il termine eccellenza si usa per indicare una qualità superiore, un livello altissimo di perfezione in un campo (es. "un'eccellenza culinaria") o come titolo onorifico formale. È riservato a vescovi, arcivescovi, ambasciatori e, in certi contesti, ad alti funzionari dello Stato (prefetti).
L'eccellenza è la qualità di colui che si innalza sugli altri per pregi, qualità e dignità nel suo campo di azione o di servizio [1]. Anticamente tale titolo, utilizzato con l'iniziale maiuscola, era dato ad imperatori, re, pontefici, per essere poi esteso ad alti funzionari, nobili, vescovi ed alti prelati [2].
L'appellativo di Sua Eccellenza, abbreviato: S.E., è un trattamento di antica origine, adottato dalle consuetudini e convenzioni protocollari in campo amministrativo, giudiziario, politico-militare, religioso e nobiliare di numerosi paesi.
Lo stesso monsignore, se diviene vescovo va apostrofato con l'appellativo di «Eccellenza (Reverendissima)», e con quello di «Eminenza» (sempre «Reverendissima») se ascende alla porpora cardinalizia.
Nella Chiesa Cattolica, a capo dei vescovi c'è il vescovo di Roma, il Papa. Le diocesi sono affidate ad un vescovo e sono suddivise in parrocchie rette da parroci. Si tratta di una organizzazione gerarchica. I livelli principali sono diacono, prete, vescovo.