Domanda di: Monia Mariani | Ultimo aggiornamento: 19 marzo 2023 Valutazione: 4.1/5
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Nel tardo Medioevo si diffuse l'uso della forma v, V come minuscola iniziale di parola e come maiuscola in ogni caso, della forma u come minuscola interna o finale di parola. Questa differenziazione fu applicata dalla maggioranza dei tipografi nei primi due secoli della stampa, specialmente dal principio del 16° sec.
Lettera V latina. La lettera V ha origine nella lettera fenicia waw, affine alla lettera Y greca, pronunciata in origine sia [w] (U di "uomo") che [ʊ] (oo dell'inglese "hook"). In origine, sia nella lingua latina e nell'italiano arcaico la v come lettera distinta non esisteva.
In Costituzione è scritto Repubblica Italiana perché negli anni quaranta, quando è stata scritta, era consuetudine "stilistica" mettere in maiuscolo tali concetti. Tanto è vero che nel trattato sull'Unione europea, scritto "qualche anno dopo", mettono l'aggettivo in minuscolo come da regole della grammatica italiana.
La lettera V è la ventesima dell'alfabeto latino, la sua origine risale alla “waw” dell'alfabeto fenicio, il cui significato è “uncino” o “chiodo”, e in seguito alla “upsilon” dell'alfabeto greco.
I latini non avevano il suono consonantico /v/. Nella scrittura i segni V e u erano la forma maiuscola e minuscola di un unico suono che aveva valore a volte vocalico(come lupus)a volte semiconsonantico(avarus).