Domanda di: Gaetano Villa | Ultimo aggiornamento: 24 agosto 2026 Valutazione: 4.8/5
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Il diabete di tipo 2 può ridurre l'aspettativa di vita di circa 3-10 anni, a seconda dell'età di diagnosi e del controllo glicemico, con diagnosi in giovane età (30-40 anni) che comportano una riduzione maggiore. Tuttavia, una gestione adeguata dello stile di vita e della terapia può garantire una buona qualità di vita e allungarla.
Le maggiori complicanze derivate dal diabete possono arrecare al paziente danni anche importanti a livello neurologico (neuropatia), renale (nefropatia), oculare (retinopatia) e cardio-cerebrovascolare (ictus, arteriopatia degli arti inferiori, malattia coronarica).
L'aspettativa di vita nel diabete è ridotta, ma dipende molto dall'età di diagnosi e dal controllo della malattia: una diagnosi precoce (es. a 30 anni) può accorciare la vita fino a 14 anni, mentre una diagnosi a 40 anni può ridurre l'aspettativa di 6-7 anni, soprattutto a causa di complicanze cardio-cerebrovascolari. Un buon controllo glicemico e stile di vita (come non fumare, che può ridurre drasticamente l'aspettativa) può mitigare queste perdite, con chi ha emoglobina glicata più bassa che vive molto più a lungo rispetto a chi non la controlla bene.
Il diabete di tipo 1, raccomandano tutte le linee guida, va diagnosticato e trattato subito per evitare una rischiosa complicanza chiamata chetoacidosi diabetica (DKA), che nella fase più grave può portare a edema cerebrale con conseguenze neurologiche importanti, fino al decesso.
Il diabete di tipo 2 può restare silente per un periodo molto lungo e venire per questo diagnosticato con anni di ritardo, aumentando, in chi ne soffre, il rischio di sviluppare complicanze associate, come quelle cardiovascolari, la nefropatia, la neuropatia, i problemi alla vista e anche malattie degenerative come l' ...