Le due figure, Silvia e il poeta, sono accomunate dalla dolce stagione della giovinezza, delle illusioni, della fiducia in un futuro "vago", ovvero indeterminato e insieme attraente, che scolora però, "all'apparir del vero..." nel comune destino di morte.
Silvia, nella poesia, è una delicata fanciulla che diventa simbolo della giovinezza, della speranza e dei suoi sogni traditi dalla natura che, secondo l'autore, è matrigna, perché inganna i propri figli. Ella lascia che essi si costruiscano illusioni che in futuro produrranno solo delusioni.
In che cosa il destino di Silvia e paragonabile a quello del poeta?
Silvia, afferrata e distrutta da una malattia nascosta, muore. Non può giungere al pieno della sua giovinezza e non conosce la dolcezza dei primi amori. Il destino di Leopardi coincide con quello di Silvia: non muore materialmente come lei, ma anche lui non conosce le gioie della giovinezza.
Perché Leopardi paragona il suo destino a quello di Silvia?
Leopardi si paragona a Silvia in quanto entrambi hanno sperimentato il tradimento delle speranze: per Silvia la fiducia di una vita futura è stata stroncata dalla morte prematura; Leopardi ha visto le sue aspettative giovanili deluse dal contatto con la vita adulta e dalla natura matrigna.
Come si chiama la ragazza a cui Leopardi ha dedicato a Silvia?
La Silvia persa in pensieri soavi, speranze e cori si chiamava in realtà Teresa Fattorini ed era la figlia del cocchiere di casa Leopardi, morta di tisi dieci anni prima di comporre gli immortali versi.