Dall'inizio della Repubblica italiana, sono stati numerosi i provvedimenti di clemenza, con l'ultimo indulto approvato dal Parlamento il 29 luglio 2006 (legge n. 241/2006) per i reati commessi fino al 2 maggio 2006, condonando fino a 3 anni di pena detentiva. Le amnistie e gli indulti sono stati frequenti nel dopoguerra.
Sono 19.838 i detenuti, già condannati in via definitiva, che potrebbero usufruire di una amnistia che riguardi reati puniti con una pena inferiore a cinque anni. 22.464 sono invece i detenuti che potrebbero usufruire di un indulto fino a tre anni.
L'indulto è previsto nell'ordinamento italiano dall'art. 79 della Costituzione e dell'art. 174 del Codice penale. In senso proprio, è un provvedimento con il quale il Parlamento condona o commuta parte della pena per i reati commessi prima della presentazione del disegno di legge di indulto.
Il 22 giugno 1946 entra in vigore il “Decreto presidenziale di amnistia e indulto per reati comuni, politici e militari” avvenuti durante il periodo dell'occupazione nazifascista. La legge è stata proposta e varata dal ministro di Grazia e Giustizia del primo governo De Gasperi, Palmiro Togliatti, segretario del PCI.
Niente illusioni, la palla è sempre dei governi, niente automatismi per condono, indulto e amnistia. La morte di un Papa, pure se avviene in un anno importante e particolare come quello del Giubileo, non produce automaticamente indulto, grazia, clemenza, amnistia. E nemmeno condoni di alcun genere.