Domanda di: Ing. Sasha Gallo | Ultimo aggiornamento: 17 marzo 2023 Valutazione: 4.7/5
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Secondo uno studio commissionato dalle Nazioni Unite, nel 2017 sono state immesse circa 150 milioni di tonnellate di CO2 da tutti i dissalatori del mondo. Se da un lato, dunque, si è prodotta moltissima acqua utilizzabile per scopi domestici, dall'altro si è provveduto ad inquinare in maniera evidente l'atmosfera (2).
Le criticità legate al processo di desalinizzazione
L'urgenza c'è, ma gli impatti ambientali dei dissalatori non sono sicuramente trascurabili, e quando ci decideremo a costruirli dovremo sicuramente prestare attenzione ai costi, all'uso di energia rinnovabile e al processo di smaltimento della salamoia.
La desalinizzazione dell'acqua di mare potrebbe essere una delle soluzioni. La desalinizzazione si sta diffondendo sempre di più nel mondo. Intanto i prezzi calano. La tecnologia deve affrontare due criticità: i consumi energetici da combustibili fossili e gli impatti ambientali della salamoia tossica.
Il consumo elettrico tipico di un dissalatore Schenker è di soli 4 Watt al litro. Ad esempio, per produrre 60 litri all'ora di acqua dolce sono sufficienti solo 240 Watt.
Rendere potabile l'acqua del mare costa 2-3 euro al metro cubo. Trasportare le cisterne costa invece fra i 13 e i 14 euro al metro cubo. Basterebbe questo dato a far capire quanti vantaggi potrebbe portare la desalinizzazione.