Domanda di: Lia Palmieri | Ultimo aggiornamento: 17 marzo 2023 Valutazione: 4.9/5
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In genere viene comunicato ai malati o ai loro familiari che la degenza non può superare i 30-60 giorni. In realtà le strutture (pubbliche o convenzionate) vedono abbassarsi dopo tali giorni del 30- 40% il rimborso della retta di degenza e quindi tendono a dimettere i malati ricoverati.
Per ricovero in ospedale si intende comunemente un periodo di degenza della durata di uno o più giorni, che comprende anche il pernottamento all'interno della struttura ospedaliera, per ricevere cure medico-chirurgiche, trattamenti di riabilitazione e assistenza.
L'ammalato che ha superato la fase acuta della malattia, ma ha ancora bisogno di un periodo di osservazione o riabilitazione, può essere ricoverato in un reparto di lungodegenza. Questo tipo di ricovero in genere non supera i due mesi. L'assistenza clinica e infermieristica sono garantite nelle 24 ore.
I malati cronici e non autosufficienti, se ricoverati in ospedale, non possono essere dimessi prima che siano state assicurate e organizzate dall'Asl di residenza le cure domiciliari (volontariamente accettate e concordate coi familiari) oppure, quando non sia possibile il rientro a casa, sia stata individuata una Rsa ...
Nelle lungodegenze vi è una totale presa in carico del paziente, con assistenza medica 24 ore su 24, assistenza infermieristica, prestazioni riabilitative, consulenze specialistiche, assistenza alberghiera e cura della persona. Nelle Lungodegenze il medico curante diventa quello operante nella struttura.