Socrate e Platone ebbero una relazione maestro-discepolo profonda, fondata su un amore intellettuale e spirituale, ma non ci sono prove definitive di una relazione amorosa o sessuale esplicita tra loro; le fonti indicano che Socrate ebbe amori con vari giovani, ma il legame con Platone è spesso visto come il culmine di un "amore per la sapienza" che trascende il desiderio fisico, nonostante Platone abbia poi teorizzato l'amore platonico come elevazione spirituale, anche attraverso relazioni pederastiche (amore tra uomo adulto e giovane) tra altri, ma con un focus sulla castità e la virtù.
I termini si riferiscono al legame affettivo molto speciale che intercorre tra due uomini, maestro e allievo, che Platone aveva descritto nei suoi Dialoghi ed esemplificato dal rapporto tra Socrate e i suoi giovani studenti, in particolare Alcibiade.
Ciò mostra che anche Alcibiade ha, verso Socrate, un amore contrariato e che come — stando a Proclo che guarda da una parte sola — oggetto dell'amore di Socrate è il «vero Alcibiade» (alethinòn Alkibiàden), 43 allo stesso modo, oggetto dell'amore di Alcibiade è il vero Socrate.
Abbietto è l'amante volgare, innamorato più del corpo che dell'anima: non è un individuo che resti saldo, come salda non è nemmeno la cosa che egli ama. Infatti quando svanisce il fiore della bellezza del corpo del quale era preso "si ritira a volo" ad onta dei molti discorsi e delle promesse.
Platone, discepolo di Socrate, sviluppò la teoria delle idee, distinguendo tra mondo materiale e immateriale, e introdusse una dottrina ontologica che differisce dal focus socratico sul dialogo interiore.