Sì, un avvocato può difendere il proprio figlio (o un altro parente) in giudizio, poiché non sussiste un conflitto di interessi, ma piuttosto una coincidenza di intenti volti al buon esito del procedimento. Questa situazione è legale e frequente, purché il legame affettivo non comprometta l'obiettività tecnica necessaria alla difesa.
L'avvocato non può fornire consulenza, rappresentare o difendere più di un cliente per la medesima controversia qualora vi sia un conflitto, o il serio rischio di un conflitto, tra gli interessi di tali clienti.
Un avvocato non può svolgere attività incompatibili come lavoro subordinato, attività d'impresa commerciale, o la professione notarile, e deve evitare comportamenti illeciti (come suggerire atti fraudolenti o violare il segreto professionale), non può trattenere somme dovute al cliente e non può difendere parti con interessi contrapposti se non dopo un certo periodo dalla cessazione del mandato precedente.
Un avvocato può difendersi da solo in un processo penale? No, un avvocato non può stare in giudizio personalmente se si tratta di una causa penale. A differenza di quanto vale per le cause civili, nel processo penale non è possibile che l'avvocato si avvalga dell'autodifesa in tribunale.
Le tariffe legate a cause penali possono variare a seconda della gravità del reato e del tempo richiesto per difendere il cliente. Le spese per una difesa penale in tribunale possono oscillare tra i 1.500 e i 10.000 euro, a seconda del numero di udienze, della complessità delle prove e della durata del processo.