La coscienza infelice rappresenta la coscienza in quella tappa del suo lungo percorso in cui, non sapendo ancora di essere tutta la realtà, vede se stessa come divisa in conflitti e differenze. L'unico modo per uscire da questa scissione è il riconoscimento di essere, appunto, la realtà nel suo insieme.
Perché la coscienza infelice è una figura che può essere assunta come chiave interpretativa della Fenomenologia dello spirito?
La coscienza infelice può essere considerata il concetto chiave della Fenomenologia dello Spirito , perché solo tramite essa si giunge dialetticamente alla conciliazione e alla fusione tra il finito e l'infinito.
La coscienza è descritta da Hegel come il momento in cui il soggetto pensa di incontrare la verità fuori di sé, nell'oggetto, ovvero nella natura. La certezza sensibile è il momento in cui la coscienza avverte come reale quello che può conoscere attraverso i sensi.
Si passa infine dalla percezione all'intelletto, che riconosce nell'oggetto una forza che agisce secondo una legge determinata. Vede nell'oggetto un fenomeno, a cui si contrappone l'essenza vera dell'oggetto. La coscienza a questo punto ha risolto l'intero oggetto in se stessa ed è diventata autocoscienza.
La felicità nella filosofia di Hegel veniva ad assumere cosi il carattere di una conquista della coscienza realizzata nella storia e dove il rapporto autocoscienza-felicità rappresentava la metafora romantica dell'individuo isolato nel sociale.