Il male fisico può anche essere una prova che dio ti dona per verificare la tua fede (virtù), e quindi si tratta di un significato positivo della sofferenza cioè può essere in te un esponente di salvezza. Il male è il peccato, c'è in noi la possibilità, facendo il peccato, di degenerare, l'uomo è imperfetto per natura.
Il male -aggiunge Aristotele- deriva dalla materia ed è quindi una “privazione congenita”. Il concetto di privazione sostenuto dal filosofo greco viene ripreso da Plotino, per il quale il male è una specie di non-essere. La concezione del male come non-essere è oggetto della riflessione di tutta la filosofia cristiana.
Il male naturale (male presente nel mondo naturale, come le catastrofi naturali, ecc.) è causato da angeli caduti, mentre il male morale (il male causato dalla volontà degli esseri umani) è il risultato degli esseri umani che si sono allontanati da Dio e hanno scelto di deviare dal loro percorso originale.
Platone, Aristotele e sant'Agostino considerano il male metafisico come una “privazione” di essere, come il “non-essere”. Il male è una proprietà congenita della natura umana, sintomo di un uso disordinato del libero arbitrio. Il male – precisa sant'Agostino – è punizione di una colpa, di una trasgressione.
Per il filosofo il male è assenza di bene e privazione di essere ma non esiste come essere, al contrario del bene, ma è la sua privazione. Il male è dunque assenza e realtà che non esiste.