Domanda di: Ing. Celeste Testa | Ultimo aggiornamento: 20 marzo 2023 Valutazione: 4.5/5
(3 voti)
In seguito alla potatura invernale i tralci sono chiamati “capi a frutto”, e possono essere più o meno lunghi a seconda di quante sono le gemme che sono rimaste in seguito al taglio. Se il tralcio viene accorciato a 2 o 3 gemme viene chiamato “sperone”.
Il capo a frutto è destinato a produrre i germogli fruttiferi. Il tronco della pianta di vite (ceppo), viene impostato a un'altezza variabile dai 50 ai 100 cm. Solitamente ci si orienta a un'altezza media di 70-80 cm, che favorisce le operazioni di potatura e la vendemmia.
La parte inferiore o la base del tronco, quella direttamente a contatto con il terreno, è chiamata ceppo, piede o ancora pedale. Dal tronco si sviluppano i rami della vite, chiamati branche, se formatisi da più anni, o tralci se giovani e appena lignificati.
Dal tronco dipartono, a una determinata altezza, due o più branche (a seconda della forma di allevamento), rami di due o più anni lignificati, che a loro volta portano i tralci.
La vite fruttifica esclusivamente sui tralci dell'anno, preferibilmente emessi dalle gemme dell'anno precedente: a titolo di esempio, l'uva raccolta nella vendemmia 2007, è maturata su un tralcio germogliato nella primavera dello stesso anno (2007) da una gemma portata sul tralcio formato nel 2006.