La Sibilla, dunque, «non profetizzava verbalmente ma, spinta dal furore divino, scriveva i suoi oracoli su foglie che poi disperdeva e confondeva nel vento. Profetizzò la Vergine che avrebbe partorito, l'arrivo dei Magi e la terribile distruzione di Cuma» (Roberto De Simone, Il segno di Virgilio).
Σίβυλλα, lat. Sibylla), sacerdotessa di Apollo, è una delle più importanti Sibille, figure profetiche delle religioni greca e romana. «Poscere fata / tempus, ait – deus, ecce deus!» «è tempo, dice, / di chiedere i fati – il dio, ecco il dio!»
La Sibilla Cumana era una delle più importanti, famosa nell'Eneide di Virgilio perchè annuncia ad Enea che egli avrebbe trovato la propria fama ed una nuova patria nel Lazio, dopo ulteriori sfide ed avventure da compiere.
Sibilla è il nome con il quale i Greci e i Romani indicavano le profetesse in generale e avevano il compito di vaticinare gli oracoli d'Apollo. Le profezie venivano proferite quando la Sibilla era in uno stato di trance (si pensa anche dovuto agli agenti naturali presenti nei luoghi di responso).
Nell'"Eneide" di Virgilio la sibilla cumana, chiamata Deifobe, non ha solo la funzione di veggente ma anche di guida di Enea nell'oltretomba, di cui spiega i misteri; il poeta latino fa anche un accenno al suo famoso antro a Cuma.