Che due maroni in romagnolo?
Domanda di: Giovanna Grasso | Ultimo aggiornamento: 11 febbraio 2026Valutazione: 4.8/5 (58 voti)
In dialetto romagnolo, l'espressione "che due maroni" (usata per indicare noia o fastidio) si rende spesso con "Che du maròn", mantenendo una radice simile, oppure con espressioni più colorite e tipiche per esprimere forte noia come "Che pèla" (che palle) o "A m' son inciuché" (mi sono stufato).
Qual è una frase tipica romagnola?
Il dialetto romagnolo è ricco di modi di dire, proverbi e frasi colorite che esprimono saggezza popolare, spesso legate al cibo, al vino, alla vita contadina e alle relazioni umane, come "A pènsa pìna u's rasùna mèy" (A pancia piena si ragiona meglio) o "La língua malégna l'è pèz che la graméga" (La lingua maligna è peggio della gramigna), che usano metafore vivaci per descrivere situazioni quotidiane.
Qual è il significato di "ciustè"?
Ciustè. È una schifezza, qualcosa di marcio, di brutto.
Cosa vuol dire soccia in romagnolo?
Questa espressione, popolare e antica, è spesso usata sia dai giovani che dagli anziani. Trattasi di un triviale invito alla fellatio: succhiamelo (dal verbo sucèr) così come la variante sóccia (italianizzazione della forma verbale che significa "succhia"), parimenti usata.
Come si dice ciao in romagnolo?
Il “buon giorno” dato velocemente è: “Bon dè”. Un altro saluto non esclusivamente romagnolo, ma usato in tutte le parti d'Italia è l'amichevole e confidenziale “ciao”. In Romagna questa parola si usava anche per fare capire che un episodio è terminato e non se ne deve parlare più.
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