Domanda di: Sig. Evangelista Martino | Ultimo aggiornamento: 19 marzo 2023 Valutazione: 4.2/5
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Gli indumenti, inizialmente destinati a enti solidali, erano messi in mano a questi finti operatori che si occupavano di falsificare i certificati di trasporto e igienizzazione. Poi gli abiti venivano rivenduti in Africa e nell'Europa dell'Est a prezzi altissimi.
Cosa avviene ai vestiti e accessori conferiti nei cassonetti gialli. Dopo la raccolta, i rifiuti tessili vengono inviati presso gli opportuni impianti di trattamento. Ove possibile la prima scelta è quella del riutilizzo di indumenti e accessori. La maggior parte della raccolta oggi prende questa via.
Secondo 'Italia del Riciclo 2020', il report annuale di Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e Fise Unicircular, in Italia il riutilizzo rappresenta circa il 68%, il riciclo il 29% mentre lo smaltimento il 3%.
La Caritas Diocesana ha raccolto gli indumenti usati attraverso delle raccolte straordinarie a livello diocesano e attraverso i cassonetti gialli dislocati nel territorio. Il materiale raccolto veniva venduto e i proventi servivano per finanziare progetti di aiuto e di promozione per le persone in difficoltà.
Come vengono smaltiti i vestiti che non vengono venduti?
Ciò che rimane invenduto, secondo le politiche vigenti tra negozio e azienda, può essere venduto agli stocchisti o rimandato al magazzino centrale della ditta produttrice. Alcune aziende decidono di smaltire il reso in due modalità: portandolo in discarica o nei famosi impianti con inceneritori.