La fine dell'Etruria si deve principalmente alla potenza di Roma che nel 396 a.c. conquistò Veio e nel giro di poco più di un secolo l'intera Etruria. Dopo battaglie sanguinose e con la presa di Orvieto (246 a.c.) a cui seguì una feroce repressione, può dirsi conclusa la parabola della civiltà etrusca.
Tra il 4° e 3° secolo la civiltà etrusca crollò: Veio venne conquistata da Roma nel 396, tra il 356 e il 311 caddero Tarquinia e Cerveteri, all'inizio del 3° secolo Perugia, Arezzo, Cortona, Vulci e, nel 264, Volsini.
La decadenza degli Etruschi è causata da una serie di fattori, principalmente dall'autonomia di Roma, città ancora governata dagli stessi Etruschi nel VI secolo a.C., dalle sconfitte militari contro i Greci e dalle continue invasioni da nord delle popolazioni galliche e dei Sanniti da sud.
Nel 396 a.C., Veio fu distrutta dai Romani e, intorno al 100 a.C., la lingua e la scrittura etrusche erano ormai completamente scomparse. Gli Etruschi non sono quindi scomparsi nel nulla, poiché nessuno li ha sterminati. La loro civiltà cambiò progressivamente lingua e cultura fondendosi con quella romana.
Si trattava di una cultura monarchica in cui il re era all'apice del potere, seguito dal ceto aristocratico; a differenza di altri popoli, però, alle donne era consentito gestire attività economiche, imparare a leggere e scrivere e partecipare in maniera attiva alla vita della comunità.