Nella Puglia devastata dalla Xylella fastidiosa sono ormai iniziate le piantumazioni di nuovi oliveti resistenti a questo batterio che in pochi anni ha distrutto l'olivicoltura del Salento. Ad oggi sono due le cultivar di olivo che resistono agli attacchi del batterio: Leccino e Favolosa.
I rimedi legiferati si riducono dunque a proporre: l'uso massiccio di erbicidi e insetticidi, al fine di contrastare il vettore sputacchina, anche nei mesi di piena fioritura. In questo modo non solo si danneggia la popolazione degli insetti impollinatori, ma si rischia anche di alterare la qualità del prodotto finale.
Secondo tali evidenze, Xylella sarebbe arrivata in Italia con una pianta di caffè infetta importata dal Centro America e che questo sia avvenuto intorno al 2008. Lo studio fa anche luce su alcuni tratti genetici che potrebbero aver aiutato il batterio a diffondersi.
È stato scoperto in Europa nel 2013, dopo l'inizio di un'epidemia tra gli ulivi della Puglia, per poi diffondersi in Francia, Spagna e Portogallo. Provoca il cosiddetto Complesso del Disseccamento Rapido dell'Olivo (CoDiRO), che fa seccare foglie, ramoscelli e rami, uccidendo rapidamente la pianta.
Tra le piante non fruttifere, ornamentali e da ombra, sono colpite da Xylella il sicomoro americano (Platanus occidentalis), l'olmo bianco americano (Ulmus americana), il liquidambar (Liquidambar styraciflua), la quercia (Quercus spp.), l'acero rosso (Acer rubrum), il gelso rosso (Morus rubra).