Che mi poteva o che mi potesse?

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“Poter dormire accanto a te è una delle cose più belle che la vita poteva regalarmi”. In questa frase é corretto utilizzare la forma poteva, si deve usare la forma potesse, o sono corrette entrambe? RISPOSTA: L'indicativo non è scorretto, ma è più informale del congiuntivo, che è la variante standard.

Cosa poteva o cosa potesse?

Se vogliamo mantenere il senso della contemporaneità nel passato, possiamo ricorrere sia alla frase-base Chiese a sua madre se poteva andare in Calabria (corretta, perfetta in usi meno formali), sia alla variante col congiuntivo imperfetto Chiese a sua madre se potesse andare in Calabria.

Quando usare potesse o potrebbe?

Vanno bene ambedue le espressioni. Qui la sfumatura riguarda la probabilità che si assegna al fatto, molto minore nel primo caso. Infine: “Volevo chiederle se si potesse posticipare” o “volevo chiederle se si potrebbe posticipare (la lezione)”?

Quando si usa il congiuntivo presente e imperfetto?

Proprio per la carica epistemica (comunque tu non ci sei), dunque, qui anche l'imperfetto congiuntivo è corretto, e anzi preferibile: «è come (se) tu ci fossi», «sarà come (se) tu ci fossi».

Che aveva o che avesse?

Era sicuro che avesse fatto in tempo a prendere il treno. Era sicuro che aveva fatto in tempo a prendere il treno. Se questi stessi nomi e aggettivi si trovano in frasi negative (e quindi esprimono non certezza ma, al contrario, dubbio e incertezza), allora richiedono che + il congiuntivo.

In treno - Chiedimi se sono felice di Aldo Giovanni e Giacomo

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Quando si usa il congiuntivo dopo il Che?

Il congiuntivo è infatti obbligatorio con congiunzioni complesse quali «nel caso che», «nel caso in cui», «qualora», «sempre che», «a condizione che», «ammesso che», «purché», frequenti nel linguaggio burocratico per quel tocco di ricercatezza che sanno dare alla pagina.

Quando non si usa il congiuntivo dopo il Che?

Se l'azione non è reale, allora devi usare il congiuntivo! Esempio: Anche se vivessi in California (MA NON CI VIVO), non vorrei andare a lavoro. Non si usa con le espressioni: poiché, siccome, dopo che, dato che.

Che venga o che venisse?

A immaginerei che venga, quindi, corrisponde vorrei che venisse. La variante vorrei che venga in astratto è corretta, ma è di fatto giudicata decisamente trascurata. Coerentemente, per l'anteriorità alla costruzione immaginerei che lui venisse / sia venuto / fosse venuto corrisponde il solo vorrei che lui fosse venuto.

Che vada o che andasse?

Le due forme del congiuntivo permissivo che vada / che andasse sono perciò, nella sostanza, equivalenti.

Che lei abbia o che lei avesse?

Congiuntivo trapassato

Si forma con l'ausiliare “essere” o “avere” al congiuntivo imperfetto, seguito dal participio passato del verbo: Mangiare: che io avessi mangiato, che tu avessi mangiato, che lui/lei avesse mangiato, che noi avessimo mangiato, che voi aveste mangiato, che loro avessero mangiato.

Che tu possa o potessi?

Se io parlo di farcela quel giorno, allora vada il "possa", se invece si tratta del girono dopo o ancora piu' tardi, usi il "potessi". Esempio: "Chiamami, in caso io non possa farcela a venire oggi o se non (potro') potessi domani."

Che avessi o che avrei?

Quando usare se avessi e quando se avrei

“Se avrei” è scorretto soltanto quando la particella “se” serve per costruire un periodo ipotetico: in quel caso, l'unica espressione consentita dalla lingua italiana è “se avessi”, con il congiuntivo.

Come si dice se si potesse o se si potrebbe?

Vanno bene ambedue le espressioni. Qui la sfumatura riguarda la probabilità che si assegna al fatto, molto minore nel primo caso. Infine: “Volevo chiederle se si potesse posticipare” o “volevo chiederle se si potrebbe posticipare (la lezione)”?

Come se possa o potesse?

La differenza di senso è evidente: “Se se ne sarebbe potuto” riguarda il futuro (futuro nel passato); “se se ne fosse potuto occupare” riguarda il passato (passato nel passato); “se se ne potesse occupare” riguarda due passati contemporanei.

Che l'avrebbe o che l'avesse?

Sono entrambe corrette. La seconda rappresenta l'evento dell'avere notizie come futuro (rispetto a un punto di riferimento passato); la prima lo rappresenta come ipotetico: il congiuntivo, infatti, configura la proposizione temporale introdotta da quando come temporale-ipotetica.

Quando si usa il futuro e quando il congiuntivo?

se vuoi esprimere un'azione avvenuta sempre nel presente, devi usare il presente congiuntivo (contemporaneità) se vuoi esprimere un'azione che deve ancora avvenire, devi usare il futuro semplice indicativo (posteriorità), poiché il congiuntivo manca di un tempo futuro!

Come si dice che fosse o che era?

Nello specifico il “che era” invece di “che fosse” perchè, secondo costui, se c'è il “che” e non è pronome è d'obbligo il congiuntivo.

Che decida o decidesse?

è corretto dire nel caso lei decida oppure nel caso lei decidesse? Entrambi possono andare bene. Il congiuntivo imperfetto determina una minore probabilità (nell'ottica mentale del parlante) che quanto viene ipotizzato effettivamente si realizzi.

Che tu voglia o che tu volessi?

Tu voglia o tu volessi? La ringrazio. Non c'è nessuna grande differenza: la prima presuppone, da parte di chi pone la domanda (indiretta) una maggiore propensione a un accoglimento dell'invito.

Come si dice facciano o faccino?

Questi verbi sono spinti a livello popolare e in toscano a conguagliarsi su quelli regolari in –are, formando così, poniamo, alla terza plurale del congiuntivo, invece di facciano, *faccino (come scriveva Machiavelli), soddisfino invece di soddisfacciano, disfino in luogo di disfacciano.

Che io avessi o che io abbia?

Imperfetto: “che io leggessi”. Passato: “che io abbia letto”. Trapassato: “che io avessi letto”.

Per chi volesse o per chi vuole?

Se la frase relativa esprime un'ipotesi troveremo il congiuntivo imperfetto: – C'è ancora del vino, per chi ne volesse.

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