Il nome arconte (in greco antico: ἄρχων, árchon, al plurale ἄρχοντες) designava la carica di magistrato supremo in varie poleis dell'antica Grecia; questa carica fu poi usata anche nell'impero bizantino. I Grandi Ufficiali del Regno di Sicilia detenevano questo titolo.
eponimo era il magistrato in capo, il polemarco il comandante delle forze armate, l'arconte re il responsabile delle disposizioni religiose cittadine. Dopo il 683 a.C. le cariche furono mantenute per un solo anno, che prese il nome dall'arconte eponimo.
Secondo l'apocrifo di Giovanni il primo arconte nacque da Sophia, un eone emanato dal Pleroma, la quale diede vita all'immagine da lei concepita in base alla sua conoscenza della divinità pre-esistente senza l'approvazione né della divinità né del proprio consorte (poiché gli eoni sussistono in coppia, detta sizigia).
A un esponente politico, cioè all'arconte eponimo, erano affidate le procedure organizzative preliminari nei teatri; doveva infatti designare coloro che avrebbero sostenuto le spese per l'allestimento e l'istruzione del coro, e selezionare poeti aspiranti al concorso, forse sulla base di un copione provvisorio.
– Nell'antica Atene, titolo di ciascuno dei sei dei nove arconti (gli altri erano l'arconte eponimo, il re e il polemarco, coi quali essi non avevano vincolo di collegialità), eletti a sorte annualmente, che istruivano cause private (per es. adulterio, furto, delazione).