Il prezzo del latte è determinato da una combinazione di accordi tra i vari attori della filiera (allevatori, industrie di trasformazione, GDO) e dalle leggi di mercato (domanda e offerta). Le quotazioni sono influenzate da indicatori specifici, inclusi i prezzi delle materie prime, le camere di commercio e gli accordi stagionali.
Molti allevatori, ancora oggi, devono gestire, in modo poco moderno, una trattativa commerciale di natura meramente economica, nella quale anche se può sembrare assurdo e paradossale, il prezzo del latte è stabilito da chi lo compra e non da chi lo vende.
“Il latte alla stalla viene pagato 0,50 euro al litro. Le spese di trasporto, lavorazione, confezionamento, distribuzione e pubblicità a carico delle aziende ammontano a 0,75 euro al litro. A queste occorre aggiungere 0,15 euro come margine.
In generale, il valore di mercato è stabilito dalla domanda e dall'offerta in un mercato libero e competitivo. Ciò significa che il prezzo di un bene è stabilito dal numero di persone che vogliono acquistarlo (domanda) e dal numero di persone che vogliono venderlo (offerta) in un determinato mercato.
Il Ministero dell'Agricoltura ha mediato un accordo tra tutti gli attori della filiera lattiero-casearia italiana, stabilendo le quotazioni del latte per i primi tre mesi dell'anno. L'intesa prevede 54 centesimi al litro per gennaio, 53 centesimi per febbraio e 52 centesimi per marzo.