Il concetto di "fatto sociale totale" è stato definito dall'antropologo e sociologo francese Marcel Mauss (nipote di Émile Durkheim). Nel suo celebre Saggio sul dono (1925), Mauss descrive tali fatti come eventi che coinvolgono, nel loro accadere, l'intera società e le sue diverse istituzioni (economiche, religiose, giuridiche, estetiche).
«È un fatto sociale qualsiasi maniera di fare, fissata o no, suscettibile d'esercitare sull'individuo una coercizione esteriore od anche che è generale nell'estensione d'una società data, pur avendo un'esistenza propria indipendente dalle sue manifestazioni individuali» (Le regole del metodo sociologico, p. 63).
I fatti sociali si comportano come cose e sono legati da rapporti di causa-effetto in una spiegazione di tipo induttivo che punta a leggi generalizzanti utilizzando un metodo basato su manipolazione e controllo delle variabili il che implica la distanza tra osservatore ed osservato.
Studio dei fatti sociali Questo testo, scritto nel 1895, è una sorta di trattato che definisce metodo, oggetto e statuto della sociologia. Questa disciplina, secondo Durkheim, deve essere una disciplina scientifica, e come tale oggettiva, basata sullo studio dei fatti sociali.