Rappresenta in generale le oscure profondità della terra, nelle quali hanno dimora i morti, dov'è il regno di Persefone, il sito donde l'Erine ode la maledizione di Altea, donde Eracle trae il cane Cerbero, donde viene la notte, donde Zeus riporta alla luce gli Ecatonchiri, ecc.
Erebo (in greco antico: Ἔρεβος, Érebos, cioè "tenebre") è una figura presente nei miti della religione greca. Divinità ancestrale, figlio di Caos e (in alcune versioni) di Caligine e fratello della Notte, è la personificazione dell'oscurità, e con il termine "Erebo" infatti si possono indicare anche gli Inferi.
Genealogia. Esiodo nella sua Teogonia (v. 124-125) indica Etere come figlio di Erebo (Ἔρεβος, le Tenebre) e Nyx (Nύξ, Notte), e fratello di Emera (Ἠμἐρα, il Giorno). Per Acusilao Erebo e Notte sono figli di Chaos e generano Eros, Etere e Metis (Μῆτις).
Ade significa "invisibile". È il nome del dio, ma anche del regno dei morti. Il dio era noto anche come Plutone (il nome con cui poi fu venerato a Roma): dal greco plùtos ("ricchezza"), per le ricchezze che la terra serba nelle sue viscere, o forse per l'abbondanza di sudditi su cui egli aveva potere nell'oltretomba.