Domanda di: Luna Greco | Ultimo aggiornamento: 18 marzo 2023 Valutazione: 4.4/5
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Per questo, Kant sostiene che il genio è la felice sintesi di immaginazione e intelletto, di spontaneità e regole non scritte, per cui l'artista gode di un'assoluta libertà creativa dove l'intelletto è presente ma non più come costrizione razionale, come avviene nel campo della conoscenza, ma come capacità di ...
Il genio è il talento (dono naturale) che dà la regola all'arte. Poiché il talento, come facoltà produttiva innata dell'artista, appartiene esso stesso alla natura, ci si potrebbe esprimere anche così: il genio è la disposizione innata dell'animo (inge- nium), mediante la quale la natura dà la regola all'arte.
La genialità è intesa da Schopenhauer come perfetta obiettività: essa è espressione dello spirito contemplativo che trascende il singolo Io volente. Il genio è colui che è capace di mantenersi nell'intuizione pura, anzi di perdersi in essa e quindi di sottrarre la conoscenza alla schiavitù della volontà.
In ambito romantico l'incarnazione stessa del genio fu Michelangelo, la cui fortuna critica crebbe agli inizi dell'Ottocento al punto da rendere necessario un termine specifico (michelangiolismo) per indicare i tentativi di emularne la grandezza, la natura titanica, sovrumana e potente.
Solo il genio, dotato di facoltà superiori, è capace di creare dal nulla, perpetuando con l'opera il suo pensiero. Il Romanticismo vede nel genio colui che è in grado di creare, secondo la sua personale ispirazione, qualcosa di completamente diverso da tutto ciò che esiste.