Silva Cosini il padre di Zeno, un uomo tranquillo, sicuro ed equilibrato, legato alla morale e alla religione, completamente diverso dal figlio, questa diversità di caratteri crea un difficile rapporto tra i due, fatto di incomunicabilità, indifferenza e distacco.
Il padre, da sempre, aveva rappresentato, per Zeno, l'equilibrio e la tranquillità quotidiana, "la fiducia che rende tanto dolce la vita" e il prolungarsi dei suoi buoni propositi giovanili; era "il vecchio Silva manda denari", come Zeno stesso aveva soprannominato.
La famiglia appartiene alla buona borghesia ebraica: il padre è un commerciante di vetrami figlio di un ungherese, mentre la madre è originaria delle comunità friulane. Cambierà in seguito il suo nome in Ettore Schmitz, mentre con lo pseudonimo di Ettore Samigli pubblica i suoi primi lavori.
Il medico spiega che il padre ha subito un edema cerebrale e non c'è nessuna speranza che sopravviva, ma che potrà riprendere conoscenza. Zeno è spaventato dal fatto che l'uomo possa riacquistare coscienza, e che, risvegliandosi, possa accusarlo di aver voluto la sua morte.
Perché Zeno interpreta il gesto del padre come uno schiaffo?
Esso interpreta lo schiaffo come una punizione e lo fa sentire ancora di più inadeguato nei confronti del padre; infatti, una volta morto, il padre gli appare con maggiore autorità (rappresentata dal ricordo delle mani grosse e potenti), conseguenza del senso di colpa che Zeno prova.