Secondo quanto riferisce Apuleio, la Lesbia di Catullo, così chiamata in onore di Saffo, poetessa dell'isola greca di Lesbo, è da identificare con una Clodia. Il poeta preferì cantare del suo amore per questa donna senza riferirne il nome.
Clodia, che Catullo chiamò Lesbia in onore della poetessa Saffo, originaria dell'isola di Lesbo, non era né una rispettabile matrona romana, né una donna virtuosa. Il perfetto riassunto di come Cicerone la vedeva è un soprannome che le affibbiò durante l'orazione della Pro Caelio.
All'inizio la loro storia fu vissuta con grande intensità da entrambi, ma ben presto Clodia non volle o non seppe dedicarsi a un solo amore, così cominciarono i tradimenti di lei e la gelosia e l'angoscia di lui.
Come finisce la storia d'amore tra Catullo e Lesbia?
Lesbia gioca con il passero, immagine di tranquillità. Tratta gli ffetti provocati dalla contemplazione della donna, riproponendo il modello dell'ode 31 di Saffo. Il rapporto tra i due finisce poiché Lesbia tradisce più volte Catullo.
Due sono i punti di vista di Catullo nei confronti di Lesbia: da una parte ella viene descritta come donna ideale, protagonista di un grande amore, intenso sia fisicamente che mentalmente; dall'altra, nei momenti di crisi fra i due, viene descritta dal poeta in modo molto disincantato, con gli occhi dell'amante deluso.