La storia di Catilina, ricostruita attraverso le orazioni di Cicerone, ci appare come una specie di western ante litteram. Da una parte c'è Cicerone, l'uomo virtuoso e disposto a tutto pur di salvare la patria; dall'altra c'è Catilina, lo scellerato, il violento, il nemico del popolo romano.
Nel 74 a.C. lo troviamo pretore urbano, ruolo in cui continuò la sua opera di saccheggio di templi e appropriazione di beni. Dal 73 a.C. al 71 a.C. fu propretore della Sicilia, designato dal Senato, e quindi acquisisce potere di imperium: funzioni militari, amministrative, giurisdizionali.
Fu questore nell'84, e partecipò nell'82 al sacco di Rimini. Nell'80 è legato di Dolabella, propretore in Cilicia, e in seguito anche incaricato di reggere ivi la questura in luogo di C. Malleolo, assassinato; la sua azione in Oriente viene largamente criticata da Cicerone.
Verre era un appassionato d'arte, e un collezionista. Ma aveva accumulato una fortuna in statue, argenti, quadri e mobili pregiati in modo illecito, per lo più sottraendo le opere ai legittimi proprietari con la violenza (un 'vizio' che aveva preso anni prima, quando era stato in servizio in Asia Minore)¹.
Dopo questa prima accusa, avendo i difensori capito che non c'era la possibilità di far uscire il loro difeso indenne dal processo, lo convinsero ad abbandonare la causa, a far sparire da casa sua tutta la refurtiva preziosa e a fuggire da Roma. Verre si rifugiò a Marsiglia.