Domanda di: Sig. Matteo Sorrentino | Ultimo aggiornamento: 16 novembre 2023 Valutazione: 4.7/5
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Una delle soluzioni per affrontare la crisi energetica si è concretizzata nello sviluppo della batteria ZEBRA (Zeolite Battery Research Africa) a base di sale fuso, studiata in primis dal ricercatore sudafricano Johan Coetzer al CSIR (Council for Scientific and Industrial Research) e brevettata nel 1978.
Attualmente le batterie al sale vengono prodotte da tra aziende al mondo: il gigante General Electric, la giapponese NGK (che però si distingue per l'ultilizzo di una tecnologia un po' diversa, quella che prevede l'uso del sodio-zolfo) e la FZ SoNick di Stabio (Svizzera), partecipata sia dall'Italiana Fiamm, nota ai ...
quindi riassumendo, i contro delle batterie o sistemi di accumulo al sale sono: costi superiori. maggiore ingombro rispetto a quelle al litio. hanno solitamente capacità nominali più basse rispetto a quelle dichiarate.
Torniamo quindi alle "batterie al sale italiane", prodotte dalla azienda emiliana Une con il marchio ZHERO. Non sono batterie, sono accumuli ed esistono e funzionano, tuttavia non sono l'invenzione italiana che il servizio delle Iene ha descritto.
Al giorno d'oggi le batterie al sale vengono utilizzate per alcune applicazioni legate alla mobilità elettrica e all'accumulo da fonti rinnovabili intermittenti.