Il calendario di Giulio Cesare è stato mantenuto fino al 1.582, quando papa Gregorio XIII introdusse quello che in suo onore fu chiamato Calendario gregoriano. Vennero apportate alcune modifiche, ma febbraio restò l'unico mese di 28 giorni.
Ai tempi dei romani, Febbraio era l'ultimo mese del calendario. Questo, secondo molti storici, spiegherebbe perché è anche il più corto: per completare i 365 giorni dell'anno non ne servivano altri 30 o 31, ma solo 29.
Con la riforma di Giulio Cesare (che stabilì così la regola del calendario giuliano) l'anno restò diviso in 12 mesi, della durata, alternativamente, di 31 e 30 giorni, con la sola eccezione di febbraio, che era destinato ad avere 29 giorni oppure 30 (negli anni bisestili).
Il prossimo 29 febbraio sarà nel 2024, un anno bisestile come lo era il 2020 ed il 2016. Nel 2023 i giorni di febbraio sono 28. Il 29 febbraio è senza dubbio una data che affascina, perché esistendo solo ogni quattro anni causa un problema quasi filosofico su quando celebrare le ricorrenze.
Questa è la stessa regola che utilizziamo oggi per il calendario gregoriano. In sintesi, il mese di febbraio è stato mantenuto corto per adattarsi alle necessità agricole dei romani, mentre l'inserimento di un giorno bisestile ogni 4 anni serve per allineare il calendario con l'anno solare.