La pensione in Italia non è stata introdotta da una singola persona, ma è un sistema evoluto: le radici sono nel 1898 con la volontaria Cassa Nazionale di Previdenza per gli operai, ma il salto verso l'obbligatorietà avvenne nel 1919 con il governo di unità nazionale (governo Orlando) che istituì l'assicurazione obbligatoria per gli addetti all'industria e all'agricoltura, gettando le basi per il moderno sistema pensionistico. Successivamente, l'INPS nacque nel 1933 sotto il fascismo e varie riforme (Amato 1992, Dini 1995, Fornero 2011) hanno poi modellato il sistema attuale.
Il primo sistema di garanzie pensionistiche, destinato ai soli impiegati pubblici e ai militari, risale al 1895, del quarto governo Crispi. Esso fu esteso, dai governi Pelloux I ed Orlando, ad altre categorie lavorative, ma l'obbligatorietà dell'adesione fu sancita solo dal governo Mussolini nel 1923.
In realtà, qualcuno cita Crispi, uomo della Sinistra, attribuendo a lui – nel 1895 – la creazione del sistema pensionistico, destinato ai soli impiegati del settore pubblico e ai militari.
Nel 1919 nacque il sistema della pensione statale per il settore privato, con la fondazione della Cassa Nazionale per le Assicurazioni Sociali. Fu anche introdotto uno tra i primi schemi europei di assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione involontaria.
A circa 16 anni di distanza dall'ultimo provvedimento strutturale di modifica al sistema pensionistico italiano (la Riforma Dini del 1995) il progetto di riforma delle pensioni che reca la firma del Presidente Monti e del Ministro Fornero è ormai divenuto legge , dopo l'approvazione da parte dei due rami del Parlamento ...