Il blues ha radici profonde nella storia americana, in particolare la storia degli afroamericani. Nasce nelle piantagioni del Sud nel 19° secolo: i suoi "inventori" erano schiavi, ex schiavi e discendenti degli schiavi afro-americani mezzadri, che cantavano lavorando nei campi di cotone e nelle piantagioni di tabacco.
La forma del blues standard in dodici battute fa la sua apparizione documentata nelle comunità afroamericane nel tratto meridionale del Mississippi, sulla Beale Street di Memphis, e nelle orchestre bianche di New Orleans.
Robert Johnson (USA, Hazlehurst, 8 maggio 1911 – Greenwood, 16 agosto 1938) è per tutti il re del blues. Si narra che per diventare bravo e famoso abbia venduto la sua anima al diavolo. Scrisse solo 29 canzoni, ma molti sono convinti che da qualche parte si nasconda la trentesima, la più bella.
Prima è nato il Blues figlio dei canti di lavoro degli schiavi afroamericani intorno alla fine dell'800 per poi mescolarsi, all'inizio del '900 a quegli ingredienti fra cui marchingband/ragtime/musica di derivazione europea etc. per creare a poco a poco quell'idea di nuovo genere chiamato Jazz.
Il blues, fin dalle origini, veniva considerato la "musica del diavolo": suonarlo era ritenuto, da predicatori e benpensanti, un peccato. In realtà, questo genere è una vera medicina dell'anima. Nato nel profondo Sud degli Stati Uniti dai discendenti degli schiavi neri, è un canto di liberazione urlato verso il cielo.