L'invenzione dell'alfabeto fonetico è attribuita principalmente ai Fenici, un popolo di abili mercanti stabilitosi nel Mediterraneo orientale, che intorno al XIII secolo a.C. sviluppò un sistema di 22 segni consonantici. Questo sistema, più semplice dei geroglifici egizi o del cuneiforme, era funzionale per i commerci.
I Fenici inventarono la scrittura alfabetica per risolvere problemi pratici legati al commercio. L'alfabeto fenicio, basato su 22 segni, era semplice da tracciare e memorizzare. A differenza dei sistemi complessi di Babilonesi ed Egiziani, il nuovo alfabeto facilitava la scrittura e la lettura.
Infatti, le prime forme di scrittura alfabetica si facevano risalire al 1900 a.C.: si trattava dell'alfabeto proto-sinaitico, rinvenuto nell'antico Egitto e da cui derivano i sistemi alfabetici successivi.
Si ritiene che la realizzazione del primo alfabeto risalga alla metà del II millennio avanti Cristo a opera di popoli semitici della Siria e della Palestina, che idearono l'uso delle lettere e associarono a ciascuna di esse un segno grafico derivandolo dai geroglifici egiziani. Lettere e numeri.
La data dell'invenzione della scrittura è convenzionalmente fissata dagli orientalisti intorno al 3200-3100 a.C. Le prime testimonianze sono infatti poche centinaia di tavolette con numeri e ideogrammi, trovate nella grande città mesopotamica di Uruk (Iraq) e a Susa (Iran sud-occidentale).