Nelle prime ore del 12 settembre 1943 ha inizio l'operazione che si concluderà con la liberazione, da parte di un gruppo di paracadutisti tedeschi, di Benito Mussolini, prigioniero a Campo Imperatore sul Gran Sasso.
Sono le prime ore del 25 luglio 1943, quando il Gran Consiglio del Fascismo approva l'esautorazione di Benito Mussolini dall'incarico di capo del governo e la sua sostituzione con Pietro Badoglio. Quello stesso pomeriggio il dittatore viene arrestato a Villa Savoia.
Mussolini fu portato a Campo Imperatore il 28 agosto dopo essere già stato tenuto prigioniero nelle isola di Ponza e della Maddalena, a differenza delle quali il Gran Sasso appariva un luogo più sicuro e inaccessibile, tanto che ivi il duce, sentendosi finito, tentò di uccidersi tagliandosi le vene.
Il generale Giuseppe Castellano firma l'armistizio a Cassibile (Siracusa) per conto di Badoglio. Il giorno dopo la sua proclamazione (8 settembre 1943) il re abbandona Roma e si rifugia a Brindisi. Il Paese allo sbando.
Perché l'Italia firmo l'armistizio con gli Alleati?
«Il governo italiano, riconosciuta la impossibilità di continuare la impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell'intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione, ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane.