Marco Giunio Bruto si suicidò nel 42 a.C. dopo la sconfitta nella battaglia di Filippi, facendosi aiutare dal suo fedele compagno Stratone, che tenne la spada su cui Bruto si gettò. Non fu quindi ucciso in battaglia, ma scelse la morte per evitare la cattura da parte dei triumviri Ottaviano e Antonio.
Con Cassio, B. fu giudicato parricida dai partigiani del nuovo regime, esaltato invece dall'aristocrazia fedele alla tradizione repubblicana. Il Medioevo cristiano e lo stesso Dante lo condannarono soprattutto per aver ucciso il fondatore dell'impero.
42 a.C. Prima battaglia di Filippi: Bruto sconfigge Ottaviano, ma Antonio sconfigge Cassio, che si suicida (inizi ottobre). Seconda battaglia di Filippi: il suo esercito è sconfitto e Bruto si uccide aiutato dall'amico Stratone (fine ottobre).
filippi). Alla fine del primo scontro, Cassio fu trovato ucciso lungi dal suo campo. All'indomani del secondo scontro, Bruto chiese alle quattro legioni che gli erano rimaste se volessero aprirsi la via verso gli accampamenti: le legioni rifiutarono. Bruto allora si appartò e si uccise o si fece uccidere (novembre 42).
Temendo che Cesare volesse farsi re di Roma, un numero variabile di circa 60 o 80 senatori, guidati da «Gaio Cassio, Marco e Decimo Bruto», congiurarono per uccidere il dittatore.