Nell'età comunale (XI-XIII secolo), era considerato cittadino chi godeva di pieni diritti politici e civili, generalmente maschi, maggiorenni, cristiani, residenti stabili, proprietari di case e contribuenti alle finanze del Comune. Questa condizione, spesso legata al ceto medio-alto (borghesia), conferiva il diritto di partecipare alle decisioni, differenziando i cittadini dagli abitanti, dai contadini del contado e dai forestieri.
Opposto allo straniero, il cittadino è colui che risulta totalmente integrato all'interno di una polis o comunità civica, non tanto da un punto di vista culturale (anche uno straniero può esserlo), quanto da un punto di vista tecnicamente giuridico: il cittadino gode delle prerogative legali garantite dal suo diritto ...
Che cosa significa "Cittadino"? È la condizione di colui che appartiene ad uno Stato, essendogli attribuita la titolarità di un insieme di situazioni giuridiche (attive e passive, diritti ed obblighi) nei confronti dello stesso Stato.
Con il termine di designa la posizione complessiva di un soggetto all'interno dell'ordinamento sociale. Si parla così di status di cittadino o di straniero, con riguardo allo stato di cittadinanza; di figlio naturale o legittimo, di celibe, vedovo o coniugato, con riguardo allo stato di famiglia.
MAPPA Un CITTADINO è chiunque abiti in città o risieda in una città (i cittadini di Venezia, di Palermo; cittadini operosi); spesso viene contrapposto all'abitante della campagna (assumere un aspetto di c.; rivalità fra cittadini e valligiani).