Chi nel comune era considerato cittadino?

Domanda di: Maruska Morelli  |  Ultimo aggiornamento: 25 marzo 2026
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Nell'età comunale (XI-XIII secolo), era considerato cittadino chi godeva di pieni diritti politici e civili, generalmente maschi, maggiorenni, cristiani, residenti stabili, proprietari di case e contribuenti alle finanze del Comune. Questa condizione, spesso legata al ceto medio-alto (borghesia), conferiva il diritto di partecipare alle decisioni, differenziando i cittadini dagli abitanti, dai contadini del contado e dai forestieri.

Chi era considerato cittadino?

Opposto allo straniero, il cittadino è colui che risulta totalmente integrato all'interno di una polis o comunità civica, non tanto da un punto di vista culturale (anche uno straniero può esserlo), quanto da un punto di vista tecnicamente giuridico: il cittadino gode delle prerogative legali garantite dal suo diritto ...

Chi sono i cittadini?

Che cosa significa "Cittadino"? È la condizione di colui che appartiene ad uno Stato, essendogli attribuita la titolarità di un insieme di situazioni giuridiche (attive e passive, diritti ed obblighi) nei confronti dello stesso Stato.

In che cosa consiste lo status di cittadino?

Con il termine di designa la posizione complessiva di un soggetto all'interno dell'ordinamento sociale. Si parla così di status di cittadino o di straniero, con riguardo allo stato di cittadinanza; di figlio naturale o legittimo, di celibe, vedovo o coniugato, con riguardo allo stato di famiglia.

Chi sono i cittadini di uno Stato?

MAPPA Un CITTADINO è chiunque abiti in città o risieda in una città (i cittadini di Venezia, di Palermo; cittadini operosi); spesso viene contrapposto all'abitante della campagna (assumere un aspetto di c.; rivalità fra cittadini e valligiani).

Le fasi del comune