Domanda di: Sig.ra Luna Giuliani | Ultimo aggiornamento: 19 marzo 2023 Valutazione: 4.8/5
(61 voti)
Il medico è tenuto a rispettare la volontà espressa dal paziente di rifiutare il trattamento sanitario o di rinunciare al medesimo e, in conseguenza di ciò, è esente da responsabilità civile o penale.
Il primo passo, quindi, è contattare il Centro di salute mentale, su indicazione del medico di famiglia o direttamente, per chiedere un primo consulto. Vi fa capo un'equipe di professionisti, quali psichiatra, psicologo, assistente sociale, infermiere.
Cosa deve fare chi non vuole accanimento terapeutico?
Qualora questo rifiuto comprometta la possibilità di sopravvivenza della persona, il medico è tenuto a prospettare al paziente e, qualora questi acconsenta, ai suoi familiari, le conseguenze della decisione e le possibili alternative, promuovendo ogni azione di sostegno, anche avvalendosi dei servizi di assistenza ...
Dove annotare la rinuncia o il rifiuto del paziente di trattamenti sanitari necessari alla propria sopravvivenza?
Ferma restando la possibilita' per il paziente di modificare la propria volonta', l'accettazione, la revoca e il rifiuto sono annotati nella cartella clinica e nel fascicolo sanitario elettronico.
Chi è tenuto ad attenersi ad una pianificazione condivisa delle cure?
Il comma 1 dell'articolo 5 afferma tassativamente che alla pianificazione condivisa delle cure “il medico e l'equipe sanitaria sono tenuti ad attenersi qualora il paziente venga a trovarsi nella condizione di non poter esprimere il proprio consenso o in una condizione di incapacità”.