Chi fu colei che mosse sempre l'animo del poeta maledetto
poeta maledetto
Paul Verlaine definì Poeti maledetti (Poètes maudits) i poeti, frequentati personalmente, ai quali dedicò nel 1883 l'opera omonima. Essi sono Tristan Corbière, Stéphane Mallarmé, Arthur Rimbaud, Auguste Villiers de L'Isle-Adam, Marceline Desbordes-Valmore e Pauvre Lelian, pseudonimo (e anagramma) dello stesso Verlaine.
Come in Baudelaire, anche in Rimbaud e in Proust, l'estraneità, la povertà d'esperienza risulterebbero essere il nuovo “luogo comune”, o la nuova “dimora”, dell'umanità moderna.
Con la raccolta “I fiori del male” Baudelaire apre la stagione dei “poeti maledetti”, così chiamati per la loro vita sregolata, l'uso e l'abuso di alcool e droghe e il rifiuto della morale e del conformismo borghesi. Massimi esponenti di questa nuova generazione furono i francesi Verlaine, Rimbaud e Mallarmé.
L'esperienza del poeta è segnata da una forte antinomia, quella perpetua contraddizione tra Cielo e Inferno. Per Baudelaire l'uomo ha, da un lato, bisogno di spiritualità ed elevazione, di una purezza divina; dall'altro, però, vive sempre questa cupa attrazione per tutto ciò che riguarda il degrado, il male e il vizio.
È considerato uno dei più importanti poeti del XIX secolo, esponente chiave del simbolismo, affiliato del parnassianesimo e grande innovatore del genere lirico, nonché anticipatore del decadentismo.