L'integrazione al trattamento minimo spetta ai titolari di pensioni di vecchiaia, pensione anticipata di anzianità, spetta anche per le pensioni ai superstiti e le pensioni di reversibilità. Non spetta per le pensioni calcolate esclusivamente con il metodo contributivo, con l'eccezione di Opzione Donna.
La pensione minima spetta in misura piena (524 euro nel 2022) a chi ha un reddito personale annuo non superiore a 6.812 euro. Spetta, ma in misura ridotta, se il reddito personale annuo è compreso tra i 6.812 e i 13.624 euro.
La rivalutazione degli assegni al minimo Inps (525,38 euro al mese) viene maggiorata di 1,5 punti percentuali nel 2023 (salendo all'8,8%) e di ulteriori 2,7 punti percentuali nel 2024. Con il risultato di far salire il prossimo anno l'importo dell'assegno a 571,6 euro: circa 46 euro in più del valore attuale.
La caratteristica peculiare della pensione di vecchiaia è la concessione del trattamento previdenziale è subordinata, oltre che alla cessazione dell'attività di lavoro e al raggiungimento di una certa anzianità assicurativa, soprattutto al raggiungimento di una certa età anagrafica (c.d. “età pensionabile”).
La legge attuale permette, dunque, di sapere se una persona ha una pensione, stipendio o altra rendita economica e per saperlo bisogna presentare richiesta all'Agenzia delle Entrate che possiede tutti i dati sulle ricchezze degli italiani nella sua Anagrafe tributaria.