Questa celebre terzina del Paradiso (Canto XVII, vv. 58-60) della Divina Commedia di Dante Alighieri preannuncia l'esilio del poeta. Metafora della dura condizione di vita lontani da casa, descrive l'amarezza di dover dipendere dall'ospitalità altrui, l'umiliazione di cercare lavoro tra i nobili e la necessità di adattarsi a contesti estranei.
Com'è duro calle lo scendere e il salir per l'altrui scale?
"Tu proverai sì come sa di sale lo pane altrui, e come è duro calle lo scendere e 'l salir per l'altrui scale." Paradiso, Canto XVII #AccadeinToscana Il 10 marzo 1302 #Dante è condannato all'esilio perpetuo da #Firenze.
L'ultima frase del Paradiso, e dell'intera Divina Commedia, è "L'amor che move il sole e l'altre stelle", che conclude il Canto XXXIII. Questo verso esprime la visione finale di Dante di Dio, l'Amore divino che muove l'intero universo e che ora muove anche la sua volontà, portando a compimento il viaggio e l'unione con il divino.
Il verso citato è tra i più famosi della Divina Commedia: siamo nel Canto V dell'Inferno e troviamo Paolo e Francesca. “Amor, ch'a nulla amato amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m'abbandona.”
Qual è l'ultimo saluto che Beatrice rivolge a Dante?
Tu mi hai riportato alla libertà dalla schiavitù del peccato, per tutte quelle strade e in tutti quei modi in cui tu avevi il potere di fare questo. Custodisci questo tuo dono in me, cosicché la mia anima, che hai reso sana, si separi dal corpo nel modo che a te piacerà (in questo stato di grazia)».