Domanda di: Ing. Zelida Giuliani | Ultimo aggiornamento: 19 novembre 2023 Valutazione: 4.5/5
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Sebbene ne avesse la possibilità, non volle sottrarsi alla condanna per non violare le leggi della città: così, dopo aver rincuorato i suoi discepoli, bevve serenamente la cicuta - il veleno che si usava in quelle circostanze - e morì.
Il più famoso dei filosofi, il leggendario Socrate, fu condannato a bere un potente veleno, la cicuta, in seguito all'accusa di corrompere i giovani e di non credere negli dèi. Il misfatto avvenne nel 399 a.C., e Platone lo ricorda in un dialogo ricco di pathos, il Fedone.
L'ultimo discorso di Socrate è breve e si conclude con la celebre frase: "Ma ora è tempo di andare, io a morire, voi a vivere: chi di noi vada verso un destino migliore, è ignoto a tutti, fuorchè al Dio". La morte di Socrate viene descritta da Platone nel dialogo Fedone.
In aggiunta, egli non teme la morte perché sa di non sapere: sarebbe una contraddizione temerla, poiché si può temere solo qualcosa che si sa essere un male (la natura della morte sarà poi il tema centrale del Fedone).
Specificatamente si tratta della tomba in cui Proclo fu sepolto accanto al suo maestro e predecessore Siriano, ubicata nei proasteia orientali di Atene presso il Licabetto, e di un misterioso Sokrateion, sito invece sulla strada che dal Pireo conduceva alla città.