Domanda di: Odone Ferrari | Ultimo aggiornamento: 12 giugno 2026 Valutazione: 4.8/5
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La povertà nel Medioevo era una condizione endemica e strutturale, caratterizzata da fame cronica, malattie e mancanza di risorse, che colpiva gran parte della popolazione a causa di carestie, guerre ed epidemie. Non si limitava alla mancanza di denaro, ma includeva l'assenza di legami familiari, casa o forza fisica. Nonostante una visione religiosa che vedeva il povero come figura da assistere (cristo sofferente), la società medievale oscillava tra la carità cristiana e la repressione del vagabondaggio.
Nel Medioevo infatti la povertà era un male estremamente diffuso e costante, si può dire endemico: molte persone vissero in situazioni precarie e di privazione, che sovente potevano sfociare anche nella rinuncia non solo al cibo e a una dimora fissa, ma anche agli affetti o alla libertà personale (Mollat, 1982).
Povero/pauper, sostantivo o aggettivo, nelle fonti medievali è abbinato a una vasta gamma di altri termini che sottintendono una accezione della povertà che va oltre la pura e semplice valutazione economica.
Nel medioevo l'aspettativa di vita alla nascita era bassa, condizionata soprattutto dalla mortalità infantile. Una volta superate le fasi più critiche dello sviluppo e le più suscettibili a malattie di tipo batterico, guerra e fame, la vita media era di 45 anni, cioè la metà dell'aspettativa di vita attuale.