Le infestazioni da vermi intestinali possono avere origine in diversi modi; tra le circostanze causali più note e diffuse, rientrano: il consumo di carni crude o poco cotte, il consumo di cibo o acqua contaminati dalle uova dei vermi intestinali, e il contatto con oggetti, rifiuti o feci contaminati.
Un modo per valutare l'ossiuriasi è quella di osservare la regione anale del bambino, aprendo delicatamente l'orifizio con due dita, oppure esaminare le feci, preferibilmente al mattino: se si è “fortunati” può capitare di vedere a occhio nudo i vermi, che appaiono come dei filamenti biancastri piccoli e mobili.
Il medico prescrive di solito un farmaco antielmintico, capace di eliminare i vermi intestinali, come il mebendazolo: va preso 2 volte al giorno dopo i pasti per una settimana. Negli ultimi 3 giorni si associano anche lassativi, per facilitare l'eliminazione del parassita.
Gli ossiuri femmine sopravvivono nel colon e nelle sedi vicine dalle 5 alle 13 settimane; gli ossiuri maschi, invece, per circa 7 settimane. Nel periodo di permanenza nell'intestino crasso, i maschi fecondano le femmine, allo scopo di produrre una nuova progenie (cioè nuove uova).
L'infestazione si acquisisce ingerendo le uova: queste vengono disperse nell'ambiente da animali domestici o da persone infette. Il prurito anale, dovuto alla presenza degli ossiuri, provoca grattamento: le uova si infilano sotto le unghie delle dita e da qui si diffondono.