Domanda di: Ing. Enzo Giuliani | Ultimo aggiornamento: 12 maggio 2026 Valutazione: 4.6/5
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Il reverse charge (inversione contabile) è un meccanismo IVA che sposta l'obbligo di versamento dell'imposta dal venditore all'acquirente. Il fornitore emette fattura senza IVA, e l'acquirente (soggetto passivo IVA) la integra con l'aliquota dovuta, registrandola sia a debito che a credito, versando l'imposta direttamente all'erario per contrastare l'evasione.
Con il reverse charge, invece, si ha che: il cedente emetterà una fattura senza l'applicazione dell'imposta IVA; il destinatario avrà l'obbligo di integrare sul registro IVA l'imposta sulla base dell'aliquota propria dell'operazione.
Nel reverse charge l'obbligo di pagare l'IVA viene invertito dal soggetto attivo (venditore, colui che emette la fattura) al soggetto passivo (compratore). L'imposta, quindi, non è più a capo di chi vende ma su chi acquista.
Come funziona il reverse charge e quando si applica?
Questo meccanismo prevede che il fornitore di beni o servizi emetta una fattura senza IVA specificando la norma di applicazione del reverse charge (Art. 17 comma 5 DPR IVA 633/1972).
Il meccanismo del reverse charge può essere applicato in due modi: Integrazione fattura con annotazione: il cliente che riceve la fattura, annota sul documento l'integrazione relativa all'IVA ed effettua una doppia registrazione, nel registro delle acquisti e in quello delle vendite.