Domanda di: Ing. Tommaso Sartori | Ultimo aggiornamento: 19 marzo 2023 Valutazione: 4.5/5
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Per i bambini al di sotto dei 3 o 4 anni, picchiare è una risposta primaria e istintiva alla rabbia, alla frustrazione, alla paura. È una risposta naturale di protezione e difesa. Può verificarsi anche quando provano altri tipi di emozioni come la gioia, così intensa da farli traboccare.
Cosa vuol dire quando un bambino si picchia da solo?
I bambini che si "picchiano" scelgono di rivolgere la loro rabbia verso se stessi perché hanno una forte inibizione a colpire gli altri; inoltre, per quanto possa sembrare strano, colpirsi è una loro strategia, per questo rozza, di "ritrovare se stessi" e riprendere il controllo delle proprie emozioni.
Dietro il comportamento problematico del bambino c'è un disagio emotivo. In tal caso la condotta è sintomo di un malessere psicologico che va preso in carico nel bambino, ma anche nel sistema familiare, in modo da ristabilire le condizioni ottimali per uno sviluppo emotivo armonico.
Quando un bimbo picchia un coetaneo, è dunque fondamentale non colpevolizzarlo e non intromettersi subito con atteggiamento da giudice per stabilire 'come, dove e perché' è nato il litigio. “Cercare di correggere questi comportamenti porta a risultati disastrosi incuneando sensi di colpa”, sostiene Novara.
LE PAROLE DA NON DIRE«Vanno assolutamente evitate le urla. Evitate anche di fare sentire cattivo il bambino colpevolizzandolo troppo. Fategli piuttosto sentire che ha un problema nel gestire la rabbia e l'aggressività e che occorre trovare una soluzione» suggerisce l'esperta.