Il ragionamento mafioso si basa su una mentalità autoritaria, prevaricatrice e corrotta, volta al controllo del territorio e al profitto illecito tramite intimidazione, omertà e collusione. La mentalità mafiosa non richiede l'appartenenza formale a un clan, ma si distingue per il perseguimento di interessi personali o di gruppo a discapito della legalità e della meritocrazia, spesso giustificata da una distorta percezione dello Stato come entità estranea o inefficace.
Il carattere dei capi di camorra spesso si sviluppa lungo due direttive principali: la prima prevede grandiosità, arroganza, impulsività carisma, e modalità ostentate e gaudenti, intemperanti: Valentino Gionta e Mario Savio ne sono esempi; nella seconda, invece, sono rintracciabili anaffettività, freddezza, ...
Il mafioso prova un forte senso di appartenenza ad un gruppo ampio, coeso, con una forte identità sociale e si identifica con i suoi simboli, metodi e riti.
Esistono diverse famiglie mafiose-clan che presidiano porzioni di territorio. Queste famiglie sono organizzate secondo un modello piramidale, gerarchico con una elevata verticalizzazione e suddivisione dei poteri (dal picciotto al capofamiglia).
È strutturata in clan su base familiare e le attività di rilievo sono principalmente il traffico di droga su larga scala, sfruttamento della prostituzione, tratta di esseri umani e traffico di armi.