Gesù salutava principalmente dicendo "Pace a voi" (Shalom aleikhem in ebraico/aramaico), un saluto che trasmetteva non solo un augurio di tranquillità, ma un vero dono di riconciliazione e salvezza. Risorto, ha usato questa espressione con i discepoli per tranquillizzarli e confermare la sua presenza.
«Gesù parlava aramaico dalla nascita – ha spiegato alla Reuters Ghil'ad Zuckermann, un professore di linguistica – ma certamente conosceva anche l'ebraico perché era la lingua in vigore per i testi religiosi».
Iniziali dell'iscrizione Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum «Gesù Nazareno Re dei Giudei», che, secondo i Vangeli, fu fatta mettere da Pilato, per dispregio, sulla croce di Cristo, in tre lingue (ebraico, greco, latino).
Le ultime parole di Gesù sulla croce, riportate in aramaico (o un misto di ebraico-aramaico) nei Vangeli, sono principalmente il grido: "Elì, Elì, lemà sabactàni?" (Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?), proveniente dal Salmo 22. Altre frasi famose, ma in greco, includono "Tetelestai" (Tutto è compiuto) e "Consummatum est" (è compiuto).