Il soggetto affetto da favismo, dopo 12-48 ore dall'ingestione di piselli, fave o farmaci particolari, manifesta una sindrome fabica, caratterizzata carnagione giallastra che talvolta tende al verde, le sclere oculari appaiono color giallo intenso, le urine scure.
L'accertamento (diagnosi) del favismo è basato sulla misurazione dell'attività dell'enzima glucosio-6-fosfato deidrogenasi (G6PD) nei globuli rossi. Nei maschi è considerato attendibile anche un esame chiamato fluorescent spot test, da eseguire quando la crisi emolitica non è in corso.
I soggetti più colpiti sono bambini maschi dei quali non era ancora nota la carenza enzimatica; naturalmente la stagione di maggior incidenza è la primavera quando si consumano le fave fresche.
Il favismo è provocato proprio dall'assunzione di particolari sostanze, quali ad esempio alimenti o farmaci, che inibendo l'enzima G6DP provocherebbero un'emolisi grave dei globuli rossi determinando così gravi conseguenze per l'intero organismo.
L'esame misura l'attività nel sangue di un enzima denominato glucosio-6-fosfato deidrogenasi (G6PD). La G6PD serve per proteggere le cellule, specialmente i globuli rossi, dagli effetti di un processo chiamato ossidazione che consiste nella perdita di elettroni a vantaggio di un'altra sostanza che li cattura.