Gli intervalli musicali si creano misurando la distanza tra due note, contando i gradi della scala dal suono più basso al più alto (inclusi gli estremi). Si definiscono per numero (seconda, terza, ecc.) e qualità (maggiore, minore, giusto, ecc.), basandosi principalmente sulla scala maggiore di riferimento.
Per conoscere la distanza tra un intervallo e l'altro, basta contare seguendo la successione dei suoni prendendo come riferimento la scala maggiore del suono di partenza. Se l'intervallo è DO – MI basta contare le note da DO a MI ovvero DO, RE, MI: in questo caso, l'intervallo è di terza.
Per calcolare un intervallo, si parte sempre dalla prima nota. È una regola semplice, ma spesso ignorata. Errore comune: iniziare da RE (saltando DO), e dire “quinta”. Ma la prima nota si conta sempre come 1.
Gli intervalli vengono numerati in base al numero di gradi che separano le note. Ad esempio, se si parte da Do3 e si arriva a Re3, si parla di intervallo di seconda (2ª), mentre se si passa da Do4 a Mi4, si ha un intervallo di terza (3ª).
Per indicare gli estremi di un intervallo bisogna seguire un ordine matematico crescente: quindi, prima l'estremo inferiore poi l'estremo superiore. Non si può mai scrivere un intervallo in ordine decrescente. Quando le parentesi sono chiuse, significa che ogni estremo appartiene all'intervallo.