Domanda di: Giorgio Milani | Ultimo aggiornamento: 17 novembre 2023 Valutazione: 4.3/5
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Il verso italiano (e romanzo) si definisce in funzione del numero delle sillabe che lo formano, e da queste prende di norma il nome; con l'avvertenza che la denominazione fa riferimento alla forma piana del verso, e non alla posizione – che si è detto decisiva – dell'ultima sillaba tonica.
I versi si classificano per il numero delle sillabe di cui sono composti: nella lingua italiana si hanno dieci tipi di versi, di cui cinque parisillabi (2, 4, 6, 8 o 10 sillabe) e cinque imparisillabi (3, 5, 7, 9 o 11 sillabe).
A seconda del numero di sillabe che li compongono, i versi di una poesia si dividono in parisillabi ed imparisillabi. Dunque, possono essere quadrisillabi, quinari, senari, settenari, ottonari e novenari.
I versi più frequenti sono l'endecasillabo e il settenario; importanti sono anche il decasillabo, il novenario e il quinario. L'endecasillabo è il verso più importante nella poesia italiana. L'endecasillabo ha l'ultimo accento sulla decima sillaba, e conta di solito 11 sillabe (endecasillabo piano).
In poesia, unità di discorso avente una struttura metrica e un disegno ritmico e delimitata da una pausa virtuale, di solito isolata, nella tradizione grafica occidentale, mediante un a capo o uno spazio.